Negli ultimi anni si è parlato molto di intelligenza artificiale, come se fosse una nuova tecnologia capace di sostituirsi all’opera umana. È in grado di scrivere, parlare, elaborare immagini: tutte attività che potrebbero essere svolte da una persona, ma che vengono sempre più spesso affidate a una macchina. Si tratta forse allora del declino delle professioni creative? Niente più scrittori, perché l’intelligenza artificiale può generare testi su qualunque argomento istantaneamente? Niente più pittori, disegnatori, illustratori, perché perché l’intelligenza artificiale è in grado di creare illustrazioni di qualunque tipo e con qualunque stile o “tecnica”? Sono addirittura stati prodotti film interamente artificiali ma realistici. Questo determinerà la fine del settore cinematografico?
Spoiler: no.
Ecco perché:
L’intelligenza artificiale non è intelligente
Trovo che il problema principale nella percezione che si ha dell’intelligenza artificiale risieda nel nome stesso. Non è corretto parlare di intelligenza, perché una macchina non può essere intelligente.
Il vocabolario Treccani definisce così l’intelligenza:
intelligènza (ant. intelligènzia) s. f. [dal lat. intelligentia, der. di intelligĕre «intendere»]. – 1. a. Complesso di facoltà psichiche e mentali che consentono all’uomo di pensare, comprendere o spiegare i fatti o le azioni, elaborare modelli astratti della realtà, intendere e farsi intendere dagli altri, giudicare, e lo rendono insieme capace di adattarsi a situazioni nuove e di modificare la situazione stessa quando questa presenta ostacoli all’adattamento; propria dell’uomo, in cui si sviluppa gradualmente a partire dall’infanzia e in cui è accompagnata dalla consapevolezza e dall’autoconsapevolezza, è riconosciuta anche, entro certi limiti (memoria associativa, capacità di reagire a stimoli interni ed esterni, di comunicare in modo anche complesso, ecc.), agli animali, spec. mammiferi (per es., scimmie antropomorfe, cetacei, canidi)
Nessuna delle parole che definiscono il concetto di “intelligenza” può essere associato a un computer. Di per sé, la macchina non comprende ciò che accade, non ha autoconsapevolezza, non è in grado di elaborare modelli astratti della realtà, non è in grado di esprimere giudizi se non basandosi su ciò che è stato già detto o scritto. L’intelligenza artificiale può solo rielaborare dati, e senza un’istruzione umana non crea nulla: è sempre l’essere umano a decidere se e cosa generare.
La macchina non ha una mente, è la mente ad avere una macchina
Ciò che potrebbe portare a pensare che l’IA sia in grado di sostituire l’opera creativa umana è la sua progressiva umanizzazione. Negli ultimi anni si parla sempre più spesso di intelligenza artificiale, tanto che addirittura molti siano convinti che sia una nuova tecnologia. In realtà si tratta di qualcosa di ben meno recente, che semplicemente, come spessissimo accade, ha impiegato del tempo a diventare di uso comune. Un esempio simile sono i personal computer, che oggi (già da un po’) possono essere utilizzati anche da chi non ha competenze informatiche avanzate. A renderlo possibile, anni dopo la creazione dei primi esemplari, è stata la loro interfaccia intuitiva che permette a chi lo utilizza di sapere come dare il giusto comando alla macchina, senza dover necessariamente capire cosa avvenga per ottenere il risultato desiderato.
Nel caso dell’IA, è stata la sua umanizzazione a renderla più accessibile. Una piattaforma che risponde alle domande con un linguaggio colloquiale e genera un testo scritto in modo naturale potrebbe dare la percezione di funzionare in modo simile a un cervello umano, al quale quindi potrebbe sostituirsi senza troppe differenze tra un risultato e l’altro. In realtà il suo funzionamento da un punto di vista informatico è completamente diverso da quello di un essere umano che elabora un testo e un pensiero.
Quando si decide di generare un contenuto con l’intelligenza artificiale, questa seguirà le indicazioni date dall’utente. Più sono esaustive, più il risultato sarà soddisfacente: l’idea di chi formula un “prompt” è fondamentale.
Il fine modifica i mezzi
Ci sono cose che un computer sa fare molto meglio di una persona. Basti pensare alla differenza tra fare un calcolo a mente o con la calcolatrice. Eppure la calcolatrice non ha messo fine alla ricerca matematica, semmai il contrario: l’ha resa più efficiente. L’essere umano pensa a quale calcolo sia necessario, la macchina svolge il compito velocemente e con un minore margine di errore.
Il concetto è simile se si parla, ad esempio, di immagini generate dall’intelligenza artificiale. Miglioreranno le tecnologie e diventerà sempre più difficile distinguere ciò che è stato disegnato a mano, fotografato o filmato da un umano rispetto a ciò che è stato generato artificialmente. Si tratta di modalità diverse, che portano a risultati diversi perché diverse sono le esigenze di chi decide di propendere per una o l’altra modalità, ma anche in questo caso chi elabora l’idea di fondo dell’opera da ottenere è ovviamente l’essere umano.
Prospettive future
Nel 2022 mi è stato detto che il mestiere del filmmaker dopo pochi anni avrebbe potuto non esistere più e che mi sarei dovuta preparare a cercare un altro lavoro. Due anni e mezzo dopo penso di essere ben lontana da questa prospettiva, ma magari chi l’ha detto potrebbe vedere il fatto che siano già stati prodotti film generati interamente con l’intelligenza artificiale come una conferma della propria ipotesi. Si tratta di due opinioni e punti di vista diversi, elaborati da due menti umane.
Le nuove tecnologie vengono sviluppate dalle persone per le persone, in modo che possano facilitare alcuni compiti o in alcuni casi addirittura creare possibilità completamente nuove. Poi con il passare del tempo ci si abitua, e spesso ci si preoccupa delle novità dando per scontato o considerando migliore ciò che ormai è meno recente, ma che anni prima aveva preoccupato altre generazioni. Tante cose sono cambiate negli ultimi anni, decenni, secoli, eppure se ci si ritrova a porsi queste domande è proprio perché la mente umana è capace di immaginare uno scenario futuro anche in modo astratto. Le invenzioni dell’uomo, compresa l’intelligenza artificiale, esistono grazie al pensiero creativo di chi le ha immaginate e progettate. Sta poi a chi le usa decidere come utilizzarle, magari proprio come stimolo e supporto per la propria creatività.